com'è difficile tenere le persone affiancate le une alle altre come se fossero cocci di un vaso senza l'attack in mezzo.
è faticoso raggranellare tra le forze residue delle cinque del pomeriggio la serenità adatta ad evitare di mandare in culo il maestro del coro che, dopo aver dato forfait, fa l'offeso se non lo si tiene informato delle questioni corali.
è terribile guardarsi intorno e guardarsi dentro, e trovare soltanto pezzi da reincastrare come fossero le tessere di un puzzle (pronuncia: puzzle, come i bambini), cercare di inserirli al posto giusto osservando forme e colori e sperare che qualcuno nella notte non ne sposti nessuno.
è tremendo sentire il proprio mentore, uomo da sempre dinamico ed ottimista, che, guardandoti fisso negli occhi, ti dice sono demotivato, non ci credo più, mentre tu, invece, hai ancora così tanto da fare, da dire, da offrire, se solo te lo lasciassero fare.
uff, sarà l'anemia gravidica, ma, signori, oggi non se ne può proprio più.
ovvero: vado a casa. punto.
febbraio 26, 2007
febbraio 12, 2007
mi si accusa di essere troppo criptica, così mi tocca fare outing.
la gioia buffa che mi si legge negli occhi senza ch'io me ne accorga è la gioia di sentire una pancia che cresce.
è quella di guardare lo schermo dell'ecografo mano nella mano con quello lì che fa finta di niente ma io lo so che si emoziona, come ogni papà che si rispetti.
è la gioia di sentire i primi movimenti e dirsi che è strano sentire qualcuno che ti calcia da dentro.
è scegliere il passeggino e le prime tutine, scioccamente immersi nella violenta felicità di sapere che l'amniocentesi è negativa, che i cromosomi ci sono tutti e che ci sono solo quelli che devono esserci, un bel cariotipo normale: 46, XY.
già, noi si è incinti, vah teh.
incinti di un maschietto che, se tutto va come previsto, nascerà il 14 giugno (ma si mormora che è meglio nascere torelli, quindi si pensava di convincerlo a farsi vivo prima del 20 di maggio)
(ah, ovviamente il pupo in questione è quello lì, quello che sta a destra di questo blog :-) )
la gioia buffa che mi si legge negli occhi senza ch'io me ne accorga è la gioia di sentire una pancia che cresce.
è quella di guardare lo schermo dell'ecografo mano nella mano con quello lì che fa finta di niente ma io lo so che si emoziona, come ogni papà che si rispetti.
è la gioia di sentire i primi movimenti e dirsi che è strano sentire qualcuno che ti calcia da dentro.
è scegliere il passeggino e le prime tutine, scioccamente immersi nella violenta felicità di sapere che l'amniocentesi è negativa, che i cromosomi ci sono tutti e che ci sono solo quelli che devono esserci, un bel cariotipo normale: 46, XY.
già, noi si è incinti, vah teh.
incinti di un maschietto che, se tutto va come previsto, nascerà il 14 giugno (ma si mormora che è meglio nascere torelli, quindi si pensava di convincerlo a farsi vivo prima del 20 di maggio)
(ah, ovviamente il pupo in questione è quello lì, quello che sta a destra di questo blog :-) )
dicembre 15, 2006
adesso, subito.
Voglio andare a casa, mettermi sotto il piumino e piangere tutte le lacrime che pungono dietro gli occhi con la scusa di aver letto un libro stupido.
Voglio sentire le tue mani sulla mia pancia e la tua pancia contro la mia schiena e la tua faccia contro la mia testa e avere troppo caldo.
Voglio guardare le lucine dell’albero di natale al buio fino a quando le vedrò tutte sfuocate.
E rannicchiarmi contro il mio amore e sentirmi protetta. Sentire che non può succedere niente, proprio niente.
E vaffanculo il resto del mondo.
Voglio sentire le tue mani sulla mia pancia e la tua pancia contro la mia schiena e la tua faccia contro la mia testa e avere troppo caldo.
Voglio guardare le lucine dell’albero di natale al buio fino a quando le vedrò tutte sfuocate.
E rannicchiarmi contro il mio amore e sentirmi protetta. Sentire che non può succedere niente, proprio niente.
E vaffanculo il resto del mondo.
novembre 09, 2006
fotografie
sul desktop del portatile campeggia la foto di capobianco che abbiamo scattato a maggio, godendoci sulla pelle nuda il sole della primavera che si getta nell'estate.
rabbrividisco nel maglione di lana, caldo sul freddo della pelle, mentre guardo fuori i colori sgargianti di questo novembre soleggiato, il cielo terso da godersi avvoltolati nella giacca pesante, con una tazza di caldo tra le mani.
mi dico che dovrei essere felice, eppure nel profondo non lo sono, oggi.
vagola una tristezza amara, condita dalla nausea che accompagna i miei giorni, nausea al sapore di tictaclemonmint che cercano inutilmente di tenerla a bada.
strana questa scontentezza che mi assale, strana, imprevista, incomprensibile.
cadono le foglie scure dai tigli, scricchiolano sotto le suole delle scarpe, sbriciolandosi in minuti frammenti.
rabbrividisco nel maglione di lana, caldo sul freddo della pelle, mentre guardo fuori i colori sgargianti di questo novembre soleggiato, il cielo terso da godersi avvoltolati nella giacca pesante, con una tazza di caldo tra le mani.
mi dico che dovrei essere felice, eppure nel profondo non lo sono, oggi.
vagola una tristezza amara, condita dalla nausea che accompagna i miei giorni, nausea al sapore di tictaclemonmint che cercano inutilmente di tenerla a bada.
strana questa scontentezza che mi assale, strana, imprevista, incomprensibile.
cadono le foglie scure dai tigli, scricchiolano sotto le suole delle scarpe, sbriciolandosi in minuti frammenti.
ottobre 24, 2006
voglie
avrei voglia di essere a casa, fare colazione pigramente sul tavolo di sala, vestita del tutone di pile e delle mie calze a righe colorate con le dita, guardando i giochi della pioggia sui vetri e le foglie che diventano gialle e rosse.
avrei voglia di pace, del rumore del silenzio, di un buon libro da leggere tenendo il segno della pagina col dito mentre i pensieri vagano di stella in stella.
avrei voglia di passeggiate nel bosco sotto la pioggerellina novembrina, il cappello di lana e gli stivali di gomma, imbacuccata nella sciarpa pesante.
avrei voglia di sorrisi invece che di umori imbronciati; di musica lieve invece che del silenzio imposto dal malumore altrui; di abbracci fatti di luna anziché della solitudine di questa stanza.
voglia.
voglia di.
avrei voglia di pace, del rumore del silenzio, di un buon libro da leggere tenendo il segno della pagina col dito mentre i pensieri vagano di stella in stella.
avrei voglia di passeggiate nel bosco sotto la pioggerellina novembrina, il cappello di lana e gli stivali di gomma, imbacuccata nella sciarpa pesante.
avrei voglia di sorrisi invece che di umori imbronciati; di musica lieve invece che del silenzio imposto dal malumore altrui; di abbracci fatti di luna anziché della solitudine di questa stanza.
voglia.
voglia di.
agosto 26, 2006
ciao, grandone.

buffo.
quando ho scattato questa foto ti conoscevo da pochissimo.
stavamo chiacchierando spensierati tra gli zonkeranti appollaiati sulle sdraio di abano terme, tra una risata, un pettegolezzo, una chiacchiera seria, una confidenza e un pigro rilassarsi nell'idromassaggio all'aperto.
è così che sei dentro di me, a parlare di politica internazionale, a raccontare della colombia e di xanana, a prendere in giro tutti i presenti mentre io sentivo il sole sulla pelle e le bollicine nella schiena.
chissà se ce l'hai, l'idromassaggio,là dove stai.