febbraio 14, 2005

un trasloco d'amore

io non lo so come abbiamo fatto.

dev'essere stata una magia.

dev'essere stato l'influsso benefico di quella stella cadente che avete visto ieri sera, mentre rientravamo con la macchina carica di sacchetti dell'ikea e della serena stanchezza gravida di cose fatte.

dev'essere stato che insieme siamo tutti più speciali, perché tra i cartoni da spostare e svuotare, tra il divano da far salire lungo le scale ed i faretti da montare, tra la lavatrice da scegliere e poi allacciare, non c'è stato un momento di difficoltà o di disagio.

anzi, c'è stata solo l'armonia del lavorare insieme, del riconoscersi tra simili.

e ho una serie di immagini dietro gli occhi, ché le vedo se solo appena li socchiudo.

il sorriso di piero, quando ha teso la mano davanti al berligo stracolmo di scatoloni, e guardandomi dritta negli occhi ha detto "piacere, io sono piero".

gli occhi di alex, che via via durante la giornata da cupi sono diventati limpidi e ridenti. e quello sguardo con cui ha guardato la sua nuova casa, piena di noi tutti sporchi e sudati e sorridenti.

la mia espressione beata, quando silvia mi massaggiava le spalle e il collo. (sì, lo so, lo so che avevo la faccia sepolta nel piumino quindi non potevo certo vedermela, ma era un'espressione beata, quindi non rompete e fidatevi)

franco che all'ikea faceva le facce giocando con la bocca delle pattumiere cromate, che sembrava kermitt la rana.

magda, la mia magda, e silvia, la mia silvia, con le quali basta uno sguardo ed è subito intesa.
silvia che si racconta nel buio del viaggio di ritorno.
magda che guarda con aria riprovevole un tris di faretti.
silvia che guarda dentro il fondo alluminio di una caffettiera.
magda che avvolge le bottiglie di vino.
silvia con le mani immerse nel sapone del lavello.

stefania, col sorriso dentro gli occhi.

bea, che compare con il sacchetto delle patatine e si mette a montare i pomelli.

davide, accucciato contro la parete a collegare i cavi della corrente.

e la luce che salta appena attaccati i faretti.

e quell'applauso spontaneo, nato nei cuori e nelle mani, insieme, quando invece la luce ritorna, e i faretti funzionano, e di un trasloco rimane soltanto quel po' di polvere di muro sotto i buchi del trapano, e qualche cd da sistemare.

e di un trasloco rimane soltanto quell'aria di gioia che si respira nella luce.

e una foto. quella di cinque volti sorridenti sulla scala che va in soffitta.

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